DIFFONDI
COSPIRA
fuck copyright
SULL'AUTONOMIA,
IL DOMINIO,
LA RAPPRESENTANZA,
LA GUERRA DI CLASSE
E L'IDENTITÀ
NOTA SULLA VERSIONE ITALIANA(2024)
C'è un grande fraintendimento di fondo quando parliamo di
nichilismo e ancora di più di individualismo. Per quanto riguarda
il primo, sintetizzando molto, non dobbiamo intendere questo
concetto come attitudine rinunciataria, come postura disertrice,
depressiva o cinica che per l’appunto, nel linguaggio comune,
viene impropriamente detta nichilista. È tutto il suo opposto.
In modo molto simile, anche il concetto di invidualismo è comu-
nemente inteso come attitudine esistenziale autoreferenziale e
narcisistica, caratterizzata da uno spiccato disinteresse/indiffe-
renza/insensibilità nei confronti delle altri. Chiaramente la mag-
giore diffusione del pensiero marxista-leninista nel nostro
paese ha avuto e continua ad avere un certo peso quando
parliamo di individualismo, distorcendo profondamente il termi-
ne incasellandolo in una dicotomia che vede massa e individuo
come concetti-soggetti inconciliabili o addirittura antagonisti,
specialmente quando si ragiona della priorità “degli interessi
di”. L’anarco-individualismo è tutto fuorché esclusione e disinte-
resse, ma solidarietà, mutuo appoggio e crescita collettiva al cui
centro c’è ogni io e non solo il proprio, che insieme si sviluppano
vicendevolmente, potenziandosi e difendendosi.
Questo testo ne è un'ottima spiegazione, almeno per comiciare.
Riferimenti
bibliografici
Anonimo. “Ai ferri corti con l’Esistente, i suoi difensori e i suoi falsi
critici”. 1998.
Anonimo.“It's Still Today Here.” 2022, 32 min, (ING) visionabile gratuita-
mente filmfreeway.com/itsstilltodayhere
“The BASTARD Chronicles - social war.” Ardent Press, 2014.
Curious George Brigade. “Anarchy in the Age of Dinosaurs.” Combustion
Books, 2012.
Flower Bomb. “No Hope, No Future: Let the Adventures Begin!” Warzone
Distro, 2019
“Insurgencies - A Journal on Insurgent Strategy.” The Institute for the
Study of Insurgent Warfare, 2014.
Shahin. “Nietzche and Anarchy.” Elephant Editions, 2016.
Wolfi Landstreicher. “Against the Logic of Submission.” 2005.
Conclusione
La guerra sociale è il conflitto tra le strutture di dominio e le
forze dell'autonomia. È sia la repressione dello Stato che la
nostra resistenza, e la strutturazione delle nostre vite e la
disintegrazione di quella struttura. Impegnarsi nella guerra
sociale significa aumentare immediatamente il proprio
potere individuale e collettivo, aggirando la rappresentanza
in favore dell'azione diretta. La guerra sociale trascende la
guerra di classe e la sinistra, incoraggiandoci a organizzarci
in branchi piuttosto che in mandrie. È una battaglia costante
per ciò che costituisce l'ambito delle possibili azioni, ciascu-
na parte armata con le tecnologie di dominio o con le tecni-
che di autonomia.
Soprattutto, impegnarsi nella guerra sociale contro il dominio
e per l'autonomia è un'esperienza di vita trasformativa e moti-
vante. È la consapevolezza che non dobbiamo più essere
soggettività passive nelle nostre vite. Possiamo scegliere
attivamente i nostri desideri e perseguirli al massimo, attac-
cando le strutture di dominio che si frappongono al loro cam-
mino. Condurre una guerra sociale significa essere se stesse
senza scuse, vivere ora e vivere liberi.
UNA COMPRENSIONE NICHILISTA
DELLA
GUERRA
SOCIALE
SULL'AUTONOMIA, IL DOMINIO, LA RAPPRESENTANZA,
LA GUERRA DI CLASSE E L'IDENTITÀ
A Nihilist Understanding of Social War
On Autonomy, Domination, Representation,
Class War, and Identity
di DESTROY, via UPitt Anarchy
(gruppo informale attivo nell’area
dell’Università di Pittsburgh, Pennsylvania, USA)
30 marzo 2023
FUCK COPYRIGHT
Introduzione
"La politica è la continuazione
della guerra con altri mezzi."
(M. Foucault)
Questa guerra può essere meglio compresa come guerra sociale, o
guerra dello Stato e delle altre istituzioni per mantenere il controllo socia-
le, o così come resistenza a questo controllo.
La guerra sociale è ovunque intorno a noi. È presente nelle auto della
polizia che pattugliano le nostre strade, nelle nostre scuole, nella proget-
tazione delle nostre città e periferie e nei confini di ciò che può significare
essere un uomo o una donna. Condurre una guerra sociale significa eser-
citare il controllo sociale o distruggerlo, governare o essere incontrollabili,
o cedere la propria agibilità a un rappresentante o intraprendere un'azio-
ne diretta. La guerra sociale è ovunque intorno a noi, non possiamo
scegliere se subirla o no, ma possiamo scegliere se reagire.
In questo pezzo esplorerò alcuni concetti di una comprensione nichilista
della guerra sociale, il regno della rappresentazione, dell'identità e della
guerra di classe, del dominio e dell'autonomia. Ogni concetto sarà intro-
dotto e argomentato a partire da alcune cose capitate nella mia vita. Il
mio obiettivo è di fondare la nostra comprensione della guerra sociale su
un terreno concreto di lotta, poiché la guerra sociale si esprime nel
conflitto quotidiano e quindi non dovrebbe essere separata dalla realtà.
Quando queste tecniche di autonomia vengono combinate in modo signi-
ficativo, orientate dai propri desideri e soggette a continua riflessione e
critica, diventano progetti. Un approccio progettuale trasforma le nostre
disgrazie in sfide, ostacoli da superare attraverso una pianificazione e
un'azione consapevoli. È un modo per diventare una forza attiva nella tua
vita piuttosto che accettare passivamente le condizioni imposte dal domi-
nio. Tuttavia, un progetto deve sempre essere guidato dalla passione, per
evitare che diventi l'ennesimo lavoro ripetitivo. Un progetto dovrebbe
intrecciare la tua vita con quella di altre che condividono le tue passioni e
trasformare la tua vita mentre la sviluppi. Una vita progettuale è quella in
prima linea nella guerra sociale, che colpisce il dominio con passione,
gioia ed efficace resistenza.
Un tipo di vandalismo è la pratica di incollare manifesti con la farina, o di
attaccare manifesti su superfici usando una colla a base di farina. Questa
pratica è molto efficace per far passare un messaggio o annunciare un
qualche tipo di evento. È più veloce dell'attaccare manifesti con il nastro
adesivo e in genere rimane anche più a lungo. Aumenta l’agibilità di chi
attacchina aumentando il numero di persone con cui può comunicare,
dando loro così più potere sul loro ambiente sociale. | manifesti danneg-
giano anche potenzialmente la superficie su cui sono attaccati poiché
possono essere difficili da rimuovere e possono distrarre dalla pubblicità,
attaccando le strutture di dominio sia fisicamente che ideologicamente.
Una tecnica di autonomia non riguarda solo chi la pratica e le strutture
di dominio, ma anche chi entra in contatto con essa. Attacchinare mani-
festi è di per sé una dimostrazione della possibilità di agire per se stesse,
ogni manifesto è un invito a chi passa, "puoi farlo anche tu!" Tuttavia, è
importante notare che questa tecnica può essere usata altrettanto facil-
mente per il dominio se il suo messaggio supporta la conformità e la
sottomissione a un'istituzione o a un'ideologia.
La baracca fungeva anche da invito all'autonomia. Gli amiche che la visita-
vano erano ispirati ad aiutare nella sua costruzione e a costruire baracche
successive. | bambini più piccoli che la trovavano lasciavano bigliettini,
spuntini e cartelli rubati. Era uno spazio, anche se piccolo, per l'autodeter-
minazione creativa e si diffondeva a tutte coloro che la visitavano. Ma ora
la baracca non c'è più. Sostituita da un singolo cono arancione, di cui è
rimasto solo il pavimento in pietra. Gli alberi che la nascondevano alla
vista hanno perso le foglie in inverno, rendendola visibile dal sentiero.
Posso solo supporre che il dipartimento dei parchi e delle attività ricreati-
ve sia passato e abbia buttato via l'intera struttura, probabilmente su
richiesta di un "bravo cittadino".
La distruzione o la sussunzione di uno spazio reclamato o autonomo non
è una novità. Infatti, è proprio il processo con cui uno stato guadagna
territorio, noto come accumulazione per espropriazione o accumulazione
primitiva [concetto espresso da Adam Smith poi ripreso da Marx, ndt].
Questo processo evidenzia la necessità di una combinazione di tecniche
di autonomia. Non si può solo reclamare lo spazio, lo si deve anche difen-
dere e attaccare le strutture di dominio che desiderano distruggerlo o
sussumerlo. Allo stesso modo, non si può solo attaccare il dominio, si
deve anche creare e attingere a strutture di supporto in cui ritirarsi e da
cui guarire. Ricorda, non esiste una fuga completa dal dominio, deve
sempre essere attivamente combattuto.
Farla finita con
il regno della
rappresentazione
Nella mia scuola elementare, dalla materna alla terza elementare, poteva-
mo sederci con chi volevamo a pranzo, indipendentemente dalla classe in
cui si trovavano. Ma in quarta elementare, una nuova preside ha imposto
una regola per cui potevamo sederci solo con la nostra classe, impeden-
doci di mangiare con le nostre amicizie di altre classi, tranne che nei
"venerdì dell’amicizia". La nostra classe non ci stava. Un'amica, Maddie, ha
scritto una richiesta per chiederci di sederci con chi volevamo, indipen-
dentemente dal giorno. Abbiamo fatto circolare la richiesta, raccogliendo
le firme di quasi tutti le bambine della quarta elementare, e l'abbiamo
presentata alla nuova preside, che ne ha parlato a pranzo il giorno dopo.
Disse che era orgogliosa del nostro impegno e della nostra determinazio-
ne, ma alla fine l'amministrazione aveva deciso che questa era la cosa
migliore per noi e non avrebbero preso in considerazione la possibilità di
cambiarla. Questo è stato il giorno in cui ho capito che le semplici richie-
ste o petizioni sono inutili.
Nel nostro tentativo di riprenderci la libertà della mensa, eravamo cadute
nella trappola della rappresentanza. Invece di rifiutarci direttamente di
rispettare queste nuove regole, mettendo in discussione la natura stessa
del governo dell'amministrazione su di noi, abbiamo ulteriormente conso-
lidato la nostra impotenza sulle nostre vite. La petizione era una rinuncia
della nostra agibilità in favore a quella della preside, che abbiamo implici-
tamente delegato come un attore idoneo e legittimo per prendere queste
decisioni. Se solo avessimo rifiutato la regola della preside e il potere
dell'amministrazione su di noi, saremmo state salvate dalla delusione per
il fallimento della nostra petizione. Avremmo potuto scegliere tutte di
sederci con chi volevamo, rendendo ogni giorno un "venerdì dell’amici-
zia". Se gli insegnanti avessero provato a fermarci, avremmo potuto
scatenarci, rovesciando tavoli, lanciando cibo, prendendo a calci le porte
e rifiutando di tornare in classe.
In effetti, è quello che hanno fatto le bambini nel Regno Unito proprio
l'altra settimana quando sono state messi di fronte a una nuova regola
che limitava l'uso dei bagni durante le lezioni. Dopo che i tentativi di
protestare contro l'amministrazione non sono riusciti a soddisfare le loro
richieste, si sono scatenate nei corridoi, facendo scattare gli allarmi antin-
cendio, spingendo gli insegnanti e persino incendiando un albero. L'am-
ministrazione scolastica ha risposto per le rime, chiamando la polizia
antisommossa per sedare le dimostrazioni e perquisendo gli studentesse
prima delle lezioni.
Questo è un esempio lampante di guerra sociale. Le studenti sono
soggette al controllo da parte della loro amministrazione scolastica, che
chiude a chiave le porte dei bagni e confina gli studentesse in classe. Le
studenti esercitano la loro autonomia rifiutando questo controllo, gene-
rando il disordine totale nell'istituzione che le intrappola, non solo igno-
rando le regole ma anche colpendo le loro manifestazioni materiali. Con
la rivolta, non fanno appello all'amministrazione, come abbiamo fatto noi
con la nostra petizione o come fanno altre votando. Rifiutarsi di seguire le
regole è un'immediata affermazione del proprio potere di dirigere la
propria vita. Trasformare se stesse in una individuo più autonomo, corag-
giosa e valoroso. Identità come "studente" iniziano a crollare da qui.
Laddove "studente" implica passività nell'apprendimento e, al massimo,
uno spazio di manovra limitato nel regno accademico, la bambino che si
ribella non può più essere chiamato studente. Sta riacquistando la suo
spazio agibilità, sta diventando più umana.
È difficile dire se queste giovani rivoltosi diano valore alle loro azioni per
ciò che hanno immediatamente espresso o se si vedano come attiviste
coinvolti nell'escalation di più innocue proteste precedenti. Le loro azioni
potrebbero effettivamente agire come pressione per costringere l'ammi-
nistrazione a cedere alle loro richieste. Tuttavia, questa inquadratura è in
ultima analisi rappresentativa, affidandosi a chi è al potere per decidere
per noi come funziona il nostro mondo.
Se inquadriamo la nostra lotta come un tentativo di cambiare la mente dei
nostri oppressori, alla fine saremo disilluse e stanchi quando non riuscire-
mo a garantire l'approvazione le nostre richieste o quando la repressione
aumenterà. E nel caso in cui effettivamente ottenessimo ciò che richie-
diamo, il sistema di controllo tornerà alla normalità, anche se a una
tronchi all'interno come sedili e, nel giro di due o tre settimane, la baracca
era finita. La visitavamo spesso, portavamo lì delle amici e la usavamo
come sala espositiva per i nostri cartelli da cantiere e da giardino rubati.
Era uno spazio completamente creato da noi. La baracca rifletteva le
nostre iniziative, i nostri desideri e le nostre capacità. Lì potevamo vivere
e dare forma alle nostre relazioni sociali senza l'influenza di genitori, inse-
gnanti, poliziotti, vicini e dei nostri quartieri artificiali.
Avevamo preso uno spazio considerato di proprietà della municipalità e lo
avevamo fatto nostro. Avevamo preso ciò che doveva essere sperimenta-
to in modo limitato e passivo, molto simile a una merce, e avevamo affer-
mato la nostra volontà su di esso. Questa è un'apertura di spazio al di
fuori delle strutture di dominio. Invece di occupare gli spazi che erano
sotto il dominio di una figura adulta e influenzati dalla noia che spesso
caratterizza il dominio, siamo state in grado di occupare uno spazio in cui
abbiamo deciso la possibile portata delle nostre azioni e la costituzione
del nostro ambiente. Avevamo stabilito uno spazio in cui potevamo eser-
citare più capacità di azione ed evitare il conformismo e la passività della
vita suburbana. La baracca era una resistenza alle forze di dominio e una
tecnica per aumentare la nostra autonomia, quindi eravamo impegnate in
una guerra sociale.
L'autonomia è dalla parte opposta del dominio nella guerra sociale. Il
dominio non può mai essere totale, ci saranno sempre resistenza e crepe
dove non è sentito così fortemente. Ovunque le individui possano agire
verso i propri desideri senza i vincoli del dominio, sia come ostacolo che
come ideologia, c'è autonomia. Condurre una guerra sociale contro il
dominio significa esercitare l'autonomia. E proprio come il dominio, ci
sono una varietà di strumenti per aumentare e diffondere l'autonomia.
Chiameremo queste tecniche di autonomia.
Proprio come una tecnologia di dominio tenta di impostare il mondo in un
certo modo e restringe la portata di possibili azioni, una tecnica di auto-
nomia consente o seduce altre a fare il mondo come ritengono opportu-
no, allargando la portata delle azioni possibili. Alcune tecniche di autono-
mia includono (ma non sono certamente limitate a) la rivendicazione e la
conquista dello spazio, l'attacco e il sabotaggio mirati alle tecnologie di
dominio e agli individui dietro di esse, l'espropriazione, l'istituzione di
infoshop, la difesa della comunità, il supporto legale e il vandalismo. Tutte
queste tecniche consentono alle loro praticanti di riguadagnare l'agibilità
perduta e di agire come forme di propaganda.
Tecniche di
autonomia
Era l'inizio della pandemia, ero più che a metà del mio secondo anno di
liceo e la scuola era asincrona. Ogni giorno ci veniva data circa un'ora di
lavoro frenetico da fare al computer, poi eravamo praticamente libere per
il resto della giornata. Durante questo periodo, io e la mia amico abbiamo
fatto quello che facevamo sempre, siamo andati ai margini della periferia,
nei pochi appezzamenti di terra rimasti nella nostra città che non erano
stati ripuliti, asfaltati e falciati, le aree boschive, i ruscelli e i campi incolti.
Questi luoghi erano ancora più importanti per noi ora. Senza di loro,
saremmo rimaste bloccati a casa con i nostri genitori, che lavoravano da
casa. Ciò significava essere sotto la supervisione quasi costante di un
adulto tutto il giorno! Cercavamo di sfuggire, non solo alla supervisione
dei nostri genitori, ma anche alla monotonia dei nostri complessi residen-
ziali, dove ogni centimetro dell'ambiente è stato progettato, regolato e
mantenuto. Un ambiente quasi completamente modellato da forze molto
al di sopra di noi.
Ogni giorno ci fermavamo in diversi posti raggiungibili in bicicletta. Uno di
questi posti era un pezzo di bosco a breve distanza in bicicletta dalle
nostre case. Era un posto comodo per allontanarsi da casa e stare un po'
nella natura. Ma non ci accontentavamo di visitare il parco e passeggiare
li come voleva la municipalità. Volevamo il nostro spazio privato nel bosco,
un posto dove ripararci dal sole, sederci e avere un po' di privacy. Quindi,
ci siamo messi al lavoro per costruire la "baracca".
Era una visione modesta. Solo una piccola stanza delle dimensioni di un
ripostiglio. Abbiamo ripulito la boscaglia in una parte del bosco piena di
rovi, un po' fuori dal sentiero, e abbiamo iniziato a costruire muri. Abbiamo
usato rami di alberi caduti e pali e recinzioni di alberi recuperati, lasciati
nel parco mesi prima da un progetto di piantagione di alberi, per costruire
muri e tetto. Abbiamo ricoperto la struttura con erba simile alla paglia che
cresceva lungo i sentieri, costruito un pavimento in pietra e rifinito la
struttura con una porta con cerniera di spago. Abbiamo messo due
12
normalità leggermente diversa. Se le rivolte dei bambine avessero fatto
pressione con successo sulla loro amministrazione per invertire le nuove
regole del bagno, le bambini sarebbero semplicemente tornate in classe.
Riprendendo il loro ruolo di studentesse intrappolati nei confini del siste-
ma dell’istruzione obbligatoria.
Meglio per le studenti sopprimere ogni speranza nel proprio sistema
scolastico. Le scuole, così come esistono oggi, servono a soffocare le
soggettività creative e uniche trasformandole in automi produttivi e obbe-
dienti. Agli studentesse viene insegnato come incentrare la propria vita su
un'istituzione, seguire gli ordini dei superiori e le norme e i valori appro-
priati della società capitalista. Nessuna riforma invertirà mai questa
funzione. Le scuole saranno sempre uno strumento di dominio e quindi
un'arma di controllo nella guerra sociale.
Potrebbe essere impossibile abolire davvero tutte le scuole. La capacità
dello Stato e di altri sistemi di dominio di imporre la forza è immensa e il
controllo che questi sistemi hanno sulla stragrande maggioranza dei
valori, degli impulsi e delle azioni delle persone rende rara l'insurrezione
su larga scala. Tuttavia, scatenare una guerra sociale contro il dominio
non significa immaginare e realizzare un futuro ideale. Questo è il lavoro
dei sacerdoti, sia religiosi che politici. Il futuro deve essere riconosciuto
per quello che è, un dio fatto obbedire a spese dei propri desideri imme-
diati (Flower Bomb). Pertanto, un momento di rottura dovrebbe essere
vissuto nel momento. Sperimentato come una partenza emozionante,
motivante, divertente e trasformativa da un'esistenza quotidiana monoto-
na e sottomessa. E durante questo, la scuola viene effettivamente abolita.
Questo è l'obiettivo di chi scatena una guerra sociale contro il dominio.
Chi ha mai detto niente sulla
vittoria? Travolgere è tutto
(It's Still Today Here, filmfreeway.comf/itsstilltodayhere).
Identità e
guerra di classe
C'è una città a circa 20 minuti di macchina da casa mia dove 2/3 volte al
mese si tengono delle proteste fuori dal tribunale. Ci sono stato un paio
di volte, la gente sta in piedi con cartelli che proclamano il loro sostegno
o la loro opposizione a qualsiasi politica contestata quella settimana.
Attivisti locali, membri della comunità e politici parleranno attraverso un
microfono di fronte alla folla, proclamando che ci saranno azioni e che
dobbiamo votare per i blu [i democratici negli stati uniti, ndt] alle prossi-
me elezioni. La gente applaude, partecipa a qualche coro e poi se ne va,
il tutto nell'arco di un'oretta o due.
Trovavo queste proteste noiose e prive di senso. Funzionavano come
rituali, si svolgevano sempre più o meno alla stessa ora e negli stessi
giorni della settimana, sempre sullo stesso prato di fronte a un tribunale
vuoto. Mi presentavo solo per distribuire riviste e adesivi anarchici alle
manifestanti annoiati nella speranza di spingerle verso una direzione più
radicale. Mentre apprezzavo l'opportunità di distribuire la mia propagan-
da, ero profondamente frustrata dalla manciata di organizzazioni di
sinistra che organizzavano queste proteste. Prosciugavano l'energia
giovanile da forme di azione dirette e rendevano le ragazzi dipendenti da
forme gerarchiche di organizzazione. Era tutto solo un'altra forma di
controllo sociale, ma sotto la bandiera della liberazione. Avrei presto
imparato che non erano solo queste poche organizzazioni di sinistra locali
ad essere così, ma l'intera sinistra, persino le frange presumibilmente
radicali.
Queste manifestanti, insieme alla maggior parte della sinistra, sono
preoccupati dal concetto di guerra di classe, che contrappone il proleta-
riato (coloro che lavorano per sopravvivere) ai borghesi (coloro che sussi-
stono grazie ai profitti) per il controllo sui mezzi di produzione (fabbriche,
fattorie, luoghi di lavoro, ecc.). Questa inquadratura riduce le individui a
un'identità di classe che presumibilmente determina il loro interesse
personale. La guerra di classe tratta gli esseri umani come figuranti pura-
le aggressioni sessuali sono un problema serio e che nel campus esiste
una cultura dello stupro. Ma riporre la speranza nell'università per risolve-
re questo problema significa riporre la speranza nello stesso sistema
patriarcale che fa sentire agli uomini di poter abusare delle donne. Invece
di riporre la speranza in un sistema di dominio per ridurre la sua oppres-
sione, dovremmo riporre la speranza in noi stesse per creare spazio e
tempo in cui possiamo sfuggire a questa oppressione e attaccarne le
radici.
Studenti di molti campus hanno deciso di aprire locali fai da te nei loro
scantinati e salotti. Nella mia esperienza, questi spazi mostrano quasi
sempre un ethos anti-misogino in cui i comportamenti oppressivi vengo-
no denunciati e affrontati di conseguenza. Questi locali sono uno spazio
in cui le persone possono sfuggire agli effetti di certi tipi di dominazione,
quindi possono essere considerati uno strumento nella guerra sociale
contro la dominazione. Tuttavia, non è sufficiente creare spazi in cui
possiamo sperimentare relazioni sociali non gerarchiche, dobbiamo
anche attaccare quelle vecchie oppressive, poiché non si può mai sfuggi-
re completamente a esse. Alcune hanno già iniziato vandalizzando le case
delle confraternite dove si verificano regolarmente stupri e aggredendo
fisicamente gli abusatori persistenti. Questi attacchi sono stati per lo più
incidenti isolati, ma in ogni caso hanno aumentato il potere di coloro che
attaccavano, rendendoli una forza contro la dominazione nella guerra
sociale.
su scala molto piccola tra due persone e può anche essere sistematizzato
attraverso l'uso di istituzioni con forze di polizia e sistemi giudiziari [e
burocratici, ndt]. Questi sono sistemi di dominio, che creano intere culture
con norme, valori e desideri che le sostengono, insieme a tecnologie di
dominio che mantengono ed espandono il dominio.
La sorveglianza è solo una di queste tecnologie. Ovunque venga impiega-
ta, viene introdotta la possibilità di essere osservate e quindi giudicati e
arrestate. Non importa che questa tecnologia non possa mai essere onni-
presente o completamente trasformata in un'arma contro la resistenza.
Tuttavia, la sorveglianza presenta un effetto deterrente per coloro che
desiderano agire al di fuori delle regole dell'ordine sociale dominante.
Pertanto, coloro che sono al potere riducono la portata delle possibili
azioni. Infatti, gran parte della guerra sociale sta alterando la portata delle
possibili azioni. Installare telecamere, erigere recinti di filo spinato, sorve-
gliare e istruire sono tutti limiti imposti alla gamma di azioni che le indivi-
dui possono ragionevolmente intraprendere, sia attraverso conseguenze
materiali dirette, ostacoli fisici o sociali, sia attraverso la manipolazione
dei desideri e dei valori di una individuo. Accecare una telecamera di
sorveglianza, fare un buco in una recinzione, sgonfiare le gomme di una
volante della polizia o interrompere una lezione significa espandere la
portata delle possibili azioni. Le individui non sono più appesantite in una
certa misura dalle tecnologie di dominio e possono perseguire desideri
che si trovano al di fuori delle norme e delle leggi dominanti.
La prospettiva di abolire, sovvertire o interrompere queste tecnologie di
dominio è spaventosa per molte. | sistemi di dominio hanno convinto la
popolazione che è nel loro interesse essere assoggettata a queste tecno-
logie. La polizia è qui per proteggere dalla criminalità. L'esercito ci proteg-
ge dagli invasori stranieri. La sorveglianza monitora coloro che infrangono
la legge. Le scuole ci insegnano le conoscenze necessarie per la vita. Il
capitalismo dei consumi ci fornisce tutte le gioie della vita. Indipendente-
mente dal fatto che una tecnologia di dominio avvantaggi o meno una
individuo (e di solito avvantaggia solo un certo sottoinsieme della popola-
zione), rafforzerà sempre il dominio stesso e, a sua volta, renderà
coloro che vi sono soggette meno potenti e più dipendenti da questi
sistemi.
Gli studentesse che hanno sostenuto la petizione per aumentare teleca-
mere e controlli di polizia all'Università di Pittsburgh hanno rafforzato
l'idea che dovremmo affidarci alle tecnologie di dominio per tenerci al
sicuro, quando in realtà la loro funzione è quella di controllare. È vero che
mente economici, interessati a ottenere il massimo valore dal loro lavoro
e a migliorare le loro condizioni di lavoro. La risoluzione della guerra di
classe è la proprietà comune sui mezzi di produzione, un sequestro del
capitale e dello stato-nazione al fine di imporre gli interessi del "lavorato-
re". Questa ideologia ricostituisce alcune istituzioni sociali, ma le preser-
va, stato, scuole, prigioni e lavoro. Un sistema di miseria autogestita sosti-
tuisce quello capitalista, completo di tutte le stesse forme di dominio.
Nella guerra di classe, l'identità è un concetto centrale attorno al quale il
proletariato dovrebbe radunarsi e mostrare solidarietà. | sinistrorsi si
identificheranno con orgoglio come "lavoratori" e cercheranno di organiz-
zare altri "lavoratori". Tuttavia, la maggior parte delle persone non si
considera "lavoratrice". Vedono il lavoro come qualcosa che devono fare
per sopravvivere, non come qualcosa che dà alla loro vita un significato e
un valore. E con l'accresciuta precarietà e l'impermanenza dei lavori
odierni, questo è sempre più vero.
Accettando le identità che ci vengono date da coloro che affermano il
controllo sociale, rafforziamo quel controllo sociale. Coloro che detengo-
no il potere ci incasellano in identità per controllare i nostri copioni sociali
quotidiani e la nostra traiettoria di vita. | lavoratrici vanno al lavoro e
producono sotto la direzione di un manager. Le studenti vanno a scuola e
imparano passivamente sotto la supervisione di un insegnante. Le donne
riproducono i futuri lavoratori, svolgono lavori domestici non retribuiti e
agiscono come oggetti sessuali per gli uomini. Gli uomini riproducono il
patriarcato e agiscono come mini-dittatori delle loro famiglie nucleari.
Ogni identità limita la portata delle possibili azioni che una soggettività
può intraprendere poiché coloro che affermano il controllo sociale fanno
sì che le individui basino il proprio valore personale su quanto bene
eseguono la propria identità. Per apportare un cambiamento radicale,
queste identità devono essere scartate. Le uniche identità che vale la
pena preservare sono quelle che il controllo sociale considera devianti
(criminali, queer, autistiche, pazze), poiché l'incarnazione di queste identi-
tà combatte l'ordine sociale.
La sinistra usa queste identità per costruire massa: più persone alla
protesta, più firme sulla petizione e più membri nell'organizzazione.
Credono che, data una massa sufficiente, possano finalmente combatte-
re la sovrastruttura capitalista e prendere il controllo sui mezzi di produ-
zione. Questa spinta verso una crescita quantitativa eclissa tutti gli altri
valori e spinte dell'organizzazione di sinistra, sacrificando strategie effica-
ci e provocatorie per preoccupazioni di "ottica". Alle membri viene detto
di ignorare le loro passioni e di impegnarsi in un lavoro ripetitivo e mono-
tono per assicurarsi un futuro socialista ideale. Ciò rende l'organizzazione
di sinistra non diversa dalla religione, che predica anche contro le indul-
genze a favore di preghiere e adorazioni ripetitive per ottenere una certa
appartenenza a un'utopia inesistente.
È qui che l'organizzazione della guerra di classe e della guerra sociale
differiscono notevolmente. Coloro che sono impegnati nella guerra di
classe formano mandrie, dove conformità e massa sono le funzioni del
gruppo. I membri delle mandrie sono incoraggiate (o addirittura obbligati)
a seguire le norme del gruppo, interiorizzarne i valori e mettere in pratica
i suoi schemi di azione. In cambio, le membri sono ricompensati con il
caldo conforto dell'accettazione e l'illusione di un futuro. Le mandrie
tendono a dominare i loro membri e quelle del gruppo esterno.
Coloro che sono impegnate nella guerra sociale formano branchi, posse,
bande... dove si dà priorità all'aumento del potere di ogni partecipante. |
branchi si uniscono per un interesse condiviso nel sostenere i progetti
individuali e collettivi delle altri, nonché per sentimenti di amore e fiducia.
I branchi danno potere alle individui di agire per sé stesse con l'ulteriore
vantaggio del supporto degli altre. Nessun gruppo è puramente un
branco o una mandria, ma un mix dei due. Tuttavia, inquadrando la nostra
insurrezione nella guerra sociale piuttosto che nella guerra di classe,
tenderemo a creare branchi piuttosto che mandrie.
Sul dominio e le
sue tecnologie
Lo scorso semestre all'Università di Pittsburgh una studentessa è stata
violentata nella tromba delle scale del nostro edificio più iconico, la
Cathedral of Learning. Un rapporto sul crimine è stato inviato via e-mail a
ogni studentessa e membro della facoltà che descriveva nei dettagli
l'incidente insieme a una breve descrizione dell'autore. Poco dopo, è stata
pubblicata una petizione su change.org e diffusa sui social media, chie-
dendo che più telecamere e polizia fossero posizionate in tutta l'universi-
tà per combattere le aggressioni sessuali. La petizione chiamava anche
un presidio di protesta fuori dalla grattacielo il giorno successivo. La
petizione ha raccolto più di seimila firme e alla protesta hanno partecipa-
to circa cento studenti.
Non tutte gli studentesse erano d'accordo con questa petizione. Molte
hanno sottolineato il fatto che la polizia non li faccia sentire più sicure e
che non si fidano di loro per gestire casi di violenza sessuale. Altri hanno
sottolineato come l'installazione di telecamere di sorveglianza sia solo un
mero teatrino della sicurezza, poiché anche con questi strumenti la polizia
raramente cattura gli autori di violenza sessuale e la realtà delle violenze
sessuali è che spesso accadono lontano dalla sorveglianza delle teleca-
mere, alle feste in casa e nei bar. Tuttavia, l'università ha colto volentieri
questa opportunità per aumentare la presenza della polizia e installare
decine di nuove telecamere. Questo è un esempio di come l'università
utilizzi la preoccupazione per la sicurezza pubblica per aumentare le sue
tecnologie di dominio, come spesso fa lo Stato.
Ma cos'è il dominio? Il dominio è una relazione di potere asimmetrica e
fissa, in cui alle individui vengono ripetutamente assegnati gli stessi ruoli.
Ogni relazione sociale è una relazione di potere in una certa misura. Ma
è dominio solo se c'è uno squilibrio di potere che non può essere sempli-
cemente spostato o invertito, a differenza della natura spesso dinamica
delle relazioni di amore o compagneria. Il dominio imposta il mondo in un
certo modo secondo la volontà di certe persone. Il dominio può avvenire